Il Trebbiano Spoletino, un amore ritrovato

Il trebbiano Spoletino è un vitigno autoctono della pianura di Spoleto, geneticamente lontano da tutti gli altri trebbiani diffusi in Italia, era un vitigno oramai scomparso che invece negli ultimi anni è stato riscoperto e valorizzato grazie alle moderne conoscenze sulla fisiologia della vite e delle tecniche di vinificazione.

 

 

 

Il Trebbiano Spoletino

La pianta è molto vigorosa e generosa, a questo infatti deve la sua diffusione nella zona fino agli anni 60. Fino allora nella nostra pianura la vite era allevata “maritata” cioè fatta crescere vicino ad una pianta di acero in modo che vi si avvolgesse attorno e portasse i grappoli a circa 2 metri da terra cosi da essere ben esposta al sole e al riparo dagli animali. I filari erano a 10 -15 metri uno dall’altro e al centro il contadino poteva seminare il grano per il sostentamento della famiglia. Negli anni 60, però, cambiò tutto; l’industrializzazione svuotò di gente le campagne , la meccanizzazione sostitui le braccia umane e quelle piante in mezzo ai campi rendevano difficile il passaggio dei trattori, la vendemmia necessitava di scale ed era quindi complicata, in breve tempo le piante sparirono e con loro anche le viti. Si realizzarono cosi vigneti specializzati con filari a 3 metri e le viti a circa 150 cm tra loro, la funzione dell’acero a quel punto veniva svolta da tutori in cemento entro i quali passavano i classici fili di ferro. Per questa nuova forma di allevamento le varietà molto esuberanti come lo Spoletino si adattavano male in quanto richiedevano molti interventi di riduzione della chioma altrimenti i grappoli non rimanevano mai al sole. Inoltre essendo una varietà molto tardiva la sua uva non raggiungeva mai un grado zuccherino accettabile nel periodo in cui veniva vinificata tutta l’altra uva . Piano piano lo Spoletino venne sostituito da varietà più docili e zuccherine.

Il legame con il trebbiano

“Quando entrai a far parte della cantina sociale di Spoleto “IL Cantinone” incontrai per la prima volta lo Spoletino, era fine ottobre, stavo conferendo uva Sagrantino con un grado zuccherino medio di 22° Babo e arrivavano carri con uve bianche dal colore verdolino che a malapena raggiungevano 15°. Da giovane agronomo stolto pensai: ”uva buona per aceto”. Incuriosito l’assaggiai e, sebbene non avesse molti zuccheri, in bocca era molto gustosa. Durante le prime assemblee della cooperativa rimasi stupito di un manipolo di piccolissimi soci che si battevano strenuamente perché la cantina si impegnasse a valorizzare questo prodotto e a fargli ottenere la denominazione di origine controllata. La cooperativa cominciò l’iter per il riconoscimento (che è arrivato 20 anni dopo, il 30.11.2011) ma la burocrazia era tanta e loro già anziani e con i volti scavati dal sole ogni riunione si battevano strenuamente per veder riconosciuta questa varietà. Anch’io cominciai ad innamorarmi degli aromi e della complessità di questo vino, ma tutti erano diffidenti dicendo: “Non avrà mai successo; si chiama Trebbiano e tutti lo associano a vino di basso livello”. Ci sono voluti 20 anni, molti di quei produttori sono morti senza veder realizzato il loro sogno ma, finalmente, anche grazie ad imprenditori illuminati che hanno investito ingenti risorse su questo vino,  oggi il trebbiano Spoletino è salito alla ribalta delle cronache ed ha un pubblico sempre più vasto di estimatori. Voglio dedicare il nostro Spoletino a quegli uomini che me lo hanno fatto conoscere ed amare, i cui nomi non saranno mai scritti sugli annali della storia ma nel mio cuore sì.” – Umberto Benedetti

Il nuovo Spoleto DOC

Il problema non era solo il nome, la pianta è molto generosa e quindi ha bisogno di essere contenuta limitando molto la produzione in modo da concentrare gli aromi, inoltre ha bisogno di tempo per maturare,infatti, non di rado, si arriva a raccoglierla a novembre. Nell’ultimo periodo prima della raccolta in Umbria ci sono forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e questo permette all’uva di mobilitare tutti gli aromi presenti nella buccia in modo da trasferirli al mosto. Una volta raccolta l’uva al giusto grado di maturazione essa ha un’elevatissima versatilità che va dalla spumantizzazione (per la sua elevata acidità), alla vinificazione tradizionale , alla criomacerazione, alla macerazione prolungata sulle bucce, fino ad arrivare all’appassimento (per sua buccia molto resistente). Anche per l’affinamento ci sono molte varianti, dall’acciaio ,al legno fino all’anfora. Tutti comunque hanno un denominatore comune:il tempo. Il trebbiano Spoletino ha bisogno di almeno un anno per la sua evoluzione. Oggi ogni produttore sta sperimentando la sua strada per il suo prodotto ideale, francamente ritengo che tutte le strade fino ad ora sperimentate hanno dato ottimi risultati.

La cantina Benedetti&Grigi
fa parte della filiera Food Italiae

CAMPAIGN FINANCED
ACCORDING TO (EU)
REGULATION NO. 1308/2013

Indirizzo

  • Loc. La Polzella, Montefalco (PG)
    Umbria – ITALY
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